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Un recente studio dal titolo: “A Unified Mechanical Framework for Evaluating Stretch–Shortening Cycle Function” ha proposto un nuovo indice meccanico che descriva meglio la performance del SSC (Stretch–Shortening Cycle), meccanismo muscolare fondamentale che permette movimenti esplosivi (es. salti, sprint, cambi di direzione) grazie allo stoccaggio e rilascio di energia elastica nei muscoli e tendini.

Questa capacità neuro-muscolare è valutata attraverso un Drop jump test, ossia una prova in cui il salto è preceduto da una caduta da un plinto. Approfondisci

Il drop jump test – DJT

Al momento Il Reactive Strength Index (RSI) , definito come altezza del salto divisa per il tempo di contatto con il suolo, è l’indice più utlizzato perché semplice da calcolare. Tuttavia, questo indice presenta due limiti concettuali. Il primo è che combina due variabili di dimensioni diverse; il secondo è che può fornire valori elevati anche quando il salto non produce grande spostamento, purchè sia breve il tempo di contatto (salti rigidi). Di conseguenza risulta essere troppo sbilanciato a favore del tempo di contatto senza tenere conto dell’altezza di salto raggiunta e quindi dell’impulso prodotto.

Introduzione del nuovo indice (DRI)

Essendo le prestazioni di salto verticale dipendenti dalla forza di gravità e dal tempo a disposizione per produrre un impulso verso l’alto (Fig. 1), si è ritenuto necessario tenere conto di queste variabili nella realizzazione di un nuovo indice, mantenendo comunque la semplicità di calcolo del RSI ottenibile mediante test sul campo.

Fig. 1

Illustrazione concettuale delle variabili del SSC utilizzate per calcolare l’indice di forza reattiva (RSI) e DRI (l’indice di rimbalzo dinamico) , raffiguranti le fasi di drop-landing, ammortizzazione e spinta propulsiva, insieme all’altezza di salto, all’altezza di caduta e al tempo di contatto utilizzate per calcolare ogni metrica.

g=accelerazione gravitazionale

In pratica il DRI tiene conto sia del dislocamento verticale totale (Altezza di caduta + Altezza di salto raggiunta), sia del tempo a disposizione per spingere verticalmente il corpo sotto l’effetto della gravità. Per un approfondimento sulle relazioni cinematiche di base da cui deriva il DRI si rimanda all’articolo originale. Clicca qui

Sia DRI che RSI si basano dunque sulle stesse quantità misurabili sul campo (altezza del salto e tempo di contatto con il suolo) ma differiscono fondamentalmente nella loro interpretazione dimensionale e meccanica. Laddove RSI scala linearmente con l’inverso del tempo di contatto, DRI scala con il suo quadrato, il che significa che i contatti brevi non possono gonfiare le prestazioni a meno che non siano accompagnati da uno spostamento verticale proporzionalmente maggiore.

DRI mostra dunque, un comportamento coerente con la meccanica verticale reale per cui aumenta solo quando a tempi di contatto brevi coincide maggiore spostamento verticale totale e scala in modo prevedibile all’aumentare del carico eccentrico. In pratica, distingue strategie meccaniche “efficaci” da quelle “inefficaci”, cosa che RSI non fa altrettanto bene.

Limiti

Questo studio si è basato su dati modellati per isolare i comportamenti meccanici di RSI e DRI. Sebbene questo approccio consentisse un chiaro confronto delle proprietà metriche, è necessaria una futura convalida empirica per valutare la DRI tra le popolazioni di atleti, le strategie di movimento e le variazioni delle attività SSC. Il modello ha assunto un’accelerazione netta media costante durante la il tempo di contatto e non ha incorporato meccanica articolare e/o perdite di energia. Il lavoro futuro dovrebbe valutare l’affidabilità, la sensibilità e il minimo cambiamento rilevabile di DRI nei test del mondo reale.

Take a message

Poiché il DRI è semplice da calcolare quanto l’RSI, può essere integrato nelle prove di drop jump senza modificare la strumentazione già utilizzata. A differenza dell’RSI, il DRI considera esplicitamente l’energia in ingresso e lo spostamento verticale totale, fornendo un’indicazione più coerente con la gestione meccanica del ciclo stiramento–accorciamento. Il suo utilizzo congiunto all’RSI può quindi offrire una lettura più completa della qualità del rimbalzo e della competenza elastica dell’atleta.

“L’RSI dice quanto velocemente rimbalzi; il DRI aiuta a capire quanto bene sfrutti l’energia che ricevi. Usarli insieme nei drop jump può migliorare l’interpretazione della qualità del gesto.”

Bibliografia:

Brooks, L. C. (2026). A Unified Mechanical Framework for Evaluating Stretch–Shortening Cycle Function. European Journal of Sport Sciences, 5(1).

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